Di Roberto Ballerini (coordinatore del CEL Tempi Moderni)

PIACERE – VICINANZA ALLA SOFFERENZA – IRONIA -MORBIDEZZA – SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO-
Cominciamo con il:
PIACERE (cfr relazione educatori “in Sostanza”)
Lavorare sul Piacere ritengo sia una cosa meravigliosa, difficilissima, indispensabile, sana.
Il piacere è la stella polare della nostra esistenza da quando nasciamo e perdere questo riferimento è disastroso.
Viviamo in una società frutto di alienazioni progressive e già percepire cos’è il nostro piacere è spesso faticoso ,ma non dobbiamo arrenderci.
Di tecniche che vanno più o meno in questo senso ne sono state enunciate miriadi ma…attenzione, il piacere non è l’intervallo tra una bastonata e l’altra, né fare l’amore per legge, né una compulsività.
E’ un percorso che avviene nella relazione sociale giocata tra prossimità e distanza, accoglienza e fiducia, in una parola: libertà.
La ricerca del piacere, per riceverlo e donarlo, non è edonismo. Il piacere non ha una “guida Michelin”, è una scoperta continua di soste e ripartenze che orienta e investe ogni nostro atto in ogni istante.
Per lavorare sul piacere bisogna vivere il piacere con la leggerezza nel cuore ogni volta che le situazioni ce ne suggeriscono il sorgere. Chi vive il piacere stimola il piacere intorno.
Ma………….lavorare (inteso come: darsi da fare appassionatamente) “sul” piacere all’interno di un’organizzazione lavorativa è difficilissimo.
Il concetto di lavoro nella nostra civiltà è di per sé esattamente l’opposto del piacere , e permette, a volte a mala pena, solo la miserabile soddisfazione di dire “….ma io mi sono fatto un culo così…..perciò…..” e questo sappiamo bene dove porta, specie oggigiorno…….
Lavoriamo e ci diciamo: ”sì, lavoro, ma la mia vita è da tutt’altra parte…. e progettiamo di fare viaggi, aprire agriturismi e amenità varie dove praticare discretamente quel che abbiamo letto nei libri di chi “ha vissuto”.
Fare delle nostre strutture delle isole di ricerca verso il piacere non mi sembra un’idea malvagia. Potrebbero essere invasive…..facciamoci sapere…..
VICINANZA ALLA SOFFERENZA ( cfr relazione educatori “In Sostanza)
E’ un concetto che andrebbe approfondito e definito meglio. Lì per lì suona come un motto di Teresa di Calcutta e questo condiziona parecchio.
Credo di poter interpretare l’enunciato in questo modo:
mettersi in relazione con l’altro può essere assimilato al “suonare insieme”. La musica, grande maestra del genere umano, ci insegna che difficilmente si rallegra una persona triste con una marcetta, anzi….bisogna, piuttosto, avvicinarsi alla sua scala confusa o al suo modo minore, affiancarlo e e portarlo fuori dal suo angolo indicandogli con il nostro suonare una melodia diversa che spingerà le sue note minori e drammatiche verso una nuova melodia condivisa. Il blues è un esempio magistrale in questo senso nella storia della musica moderna.
Questo mi dà l’appiglio per parlare dll’altro concetto che ho colto:
IRONIA
L’ironia è una magia disintasante, è lo sciacquone della vita, la risata liberatoria, il re denudato. Tenerla sempre pronta nel cassetto e ridere, ridere, sempre comunque di tutto!!!! Provare per credere. E’ un medicinale……. da non associare all’isteria, mi raccomando! Che dire di più? Completamente d’accordo.
MORBIDEZZA
Siamo composti per il 90% d’acqua. Perché pensarci come montagne di pietra?
Chi è irrigidito dalla paura cosa può desiderare di meglio di un abbraccio soffice per sciogliere le tensioni?
90% d’acqua nata per confluire, accogliere, massaggiare (vi dice niente l’idromassaggio?) cosa c’è di più morbido dell’acqua. Acqua siamo e acqua ritorneremo (si dice più o meno così)
SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO
Credo abbia a che fare con quello che molti di noi hanno conosciuto col nome di “effetto alone”, o giù di lì, nelle maratone formative.
Ho fatto un po’ di casino ad Agata quando è sorta una discussione attorno al concetto e me ne dispiace perchè mi piace molto approfondire e capire (due piaceri niente male).
Insomma, si, credo proprio sia necessario essere capaci di fermare il corso delle categorie sulla base delle quali definiamo un evento.
Lo facciamo per paura di smarrirci e di trovarci impreparati.
Allora la capacità di sgombrare il campo da pregiudizi rassicuranti in nome della vera conoscenza di ciò che ci sta di fronte è sicuramente una cosa da imparare.
Se vedo un uomo che prende per le braccia una donna, la scrolla con forza , la insulta, le da uno schiaffo, automaticamente penso a qualche “macrò” che reclama i guadagni attesi……
Devo intervenire???? …..
Sono comunque cazzi loro???….
chiamo il coordinatore????…..
no! Sospendo il giudizio…..
ma capire cosa sta succedendo è comunque una necessità non sempre sospendibile con non chalanche……
va bè, sospendo ma poi, che faccio??
Agisco sull’onda del primo giudizio: vado a difendere la donna dalle ire del macrò.
(cazzo, È il doppio di me!)
ma ecco che improvvisamente i due si abbracciano e si baciano come non si è mai visto neanche al cinema!
……..Erano solo due che si amavano in modo particolarmente appassionato.
……..Viva la sospensione del giudizio!
A voi immaginare altri epiloghi………..
Questa è una provocazione ma il tema mi sembra degno di approfondimenti. Se ne arrivano sono molto ben accetti.



















