Come saprete quest’oggi c’è stato un incontro molto interessante organizzato dalla Cooperativa Coopsse sul tema media digitali in relazione alle tematiche educative con gli adolescenti.

Il Professor Pier Cesare Rivoltella ha saputo coinvolgere gli operatori presenti sul tema individuando gli scenari attuali nell’ambito dei processi educativi nell’epoca dei Social Network.

Il video che segue permetterà a quanti non hanno assistito all’incontro di riflettere sul tema.

Buona visione!

Mercoledì  18 Gennaio 2011 alle ore 10,00,

presso

la Comunità Educativa Assistenziale Alta Intensità, di Via Sampierdarena 97/5,

Pier Cesare Rivoltella ,  professore ordinario di Didattica e Tecnologie dell’istruzione presso l’Università cattolica di Milano dove dirige il CREMIT (Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia), Presidente della SIREM (Società Italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale)

condurrà una lezione su

“Adolescenti e media digitali: Educare al tempo del Social Network”.

E’ consigliata la prenotazione al 3351302727.

Seguirà rinfresco casalingo.

Clicca qui per scaricare il volantino

Sarà possibile visualizzare l’evento on line alla seguente pagina

AGGIORNAMENTO: QUI trovate il video dell’evento

Grazie alla collaborazione di Luciana Rossi (Presidente dell’Associazione Oltre il Mediterraneo) stiamo portando avanti una serie di incontri volti alla formazione  dei nostri ragazzi.

L’ultimo incontro ha preso spunto da un racconto di Calvino (Eufemia) ed è stata un’occasione in cui fare esprimere ai ragazzi i loro “lupi”, “sorelle”, “battaglie”, “amanti”….

E’ stato realizzato un documento digitale e “analogico” (cartellone) in cui ognuno dei partecipanti ha riportato e riporterà il proprio vissuto.

eufemia finale

Tagged with:
 

Vorrei soffermarmi sul senso dell’ostinazione che credo possa divenire un motivo di valore e sul fraintendimento.

Articolo completo

Di Umberto Galimberti

Bisogna prestare molta attenzione ai bambini che a scuola sono distratti, non di rado annoiati, talvolta troppo vivaci o iperattivi, perché spesso tra queste figure, che solitamente disamorano gli insegnanti o mostrano uno scarso interesse ai loro insegnamenti, si nascondono i “plusdotati”. Sono bambini difficili da riconoscere, perché il loro comportamento irrequieto o la loro scarsa attenzione li fa confondere con quanti nella stessa classe non hanno alcuna propensione all’applicazione e allo studio.

In realtà capiscono al volo dove conduce un ragionamento, intuiscono velocemente la soluzione di un problema, detestano l’esercizio ripetitivo, e perciò si annoiano e assumono comportamenti che non sono quelli previsti di una classe ordinata.

Può la nostra scuola fare qualcosa per loro, seguirli nelle loro capacità superiori alla media, preparare percorsi particolari e individuali?

La mia risposta è no, per le ragioni che qui provo ad elencare.

1. La nostra scuola, così com’è impostata nei suoi programmi, tende a privilegiare quella che i cognitivisti chiamano “intelligenza convergente”, che è quell’intelligenza che trova la soluzione all’interno dell’impostazione che è stata data al problema. I plusdotati presentano spesso un’“intelligenza divergente” che trova la soluzione non all’interno del problema, ma ribaltando i termini del problema, come fece Copernico che risolse con facilità molti problemi astronomici, abbandonando semplicemente l’ipotesi che fosse il Sole a ruotare intorno alla Terra. Tutti i progressi nella storia sono stati promossi da intelligenze divergenti.

2. La nostra scuola, con i suoi programmi che spaziano su diverse competenze, privilegia l’”intelligenza flessibile” che, versata in ogni direzione (dalle capacità linguistiche a quelle matematiche, da quelle scientifiche a quelle figurative), non presenta una particolare inclinazione per nulla, e perciò è in grado di dispiegarsi a ventaglio su tutto. I plusdotati, hanno solitamente un’“intelligenza inclinata” in una particolare area, e quindi dotata di una specificità, che non è apprezzata dalle pagelle scolastiche e dai test psicologici, per la semplice ragione che questi valutano dell’intelligenza solo quella flessibilità, e quindi quella genericità, che non è il nozionismo, ma la supposizione che l’intelligenza sia una dimensione versata e versatile per qualsiasi contenuto. Per cui a scuola finiscono per essere apprezzati, più dei plusdotati, quelli che potremmo chiamare “mediocri”, perché raggiungono un livello “medio” di competenze in tutte le discipline.

3. La nostra scuola elementare, per poter riconoscere le intelligenze dei plusdotati e creare le condizioni e i contesti per un loro adeguato sviluppo, dovrebbe essere composta da classi di non più di quindici scolari, perché solo così è possibile individuare, non solo per i plusdotati, ma per tutti, i percorsi emotivi e cognitivi attraverso i quali ciascuno giunge all’acquisizione del sapere. Non tutti, infatti, impariamo allo stesso modo, ma ciascuno seguendo un itinerario tracciato dai propri interessi decisi dalle proprie inclinazioni e, a quell’età, dai propri stati emotivi. Se invece di quindici, le classi sono composte da venticinque o trenta scolari dobbiamo dire chiaro e tondo che le specifiche inclinazioni non possono essere individuate e tanto meno gli interessi e i percorsi emotivi, per cui la nostra scuola può al massimo “istruire”, ma non certo “educare”, dove per “educazione” non si intende solo la maturazione dell’intelligenza, ma anche la maturazione dell’emozione e del sentimento che, quando non avviene, determina quei fenomeni di discriminazione e di bullismo di cui pesantemente soffre la nostra scuola.

4. Per individuare le inclinazioni dei plusdotati e la specificità della loro intelligenza sono necessari, nelle scuole elementari, più insegnanti nella classe, perché un unico insegnante non può avvertire le inclinazioni di ogni singola intelligenza se, da solo, deve occuparsi della lingua italiana, della matematica, dell’inglese, dell’informatica, della musica, delle scienze naturali e altro ancora. La recente riforma, che riduce il numero degli insegnanti nella classe, si rifà al modello della scuola anni Cinquanta, quando nelle elementari non si insegnava l’inglese, l’informatica e neppure le scienze naturali, non previste dalla riforma Gentile. Era quella un’istruzione che poteva andar bene per quei tempi, ma non certo oggi. Non è un caso che gli studenti usciti da quella scuola in pochi si sono iscritti e tuttora in pochi si iscrivono alle facoltà scientifiche e quasi tutti non parlano inglese (che come è noto si impara da piccoli e non da grandi), precludendosi così anche la possibilità di emigrare in quei paesi dove i talenti vengono curati e finanziati come da noi non avviene.

E dunque, se il futuro di un paese dipende dalle intelligenze che possiede, davvero l’Italia con la genericità della sua istruzione, che non sa riconoscere le intelligenze superdotate e che spesso le confonde con disturbi dell’apprendimento, può credere seriamente nell’avvenire?

Tratto da Feltrinelli.it

AGGIORNAMENTO:

Segnale un bel video che affronta il tema del sistema educativo contemporaneo e delle intelligenze divergenti


Intervista a Olivier Las Vergnas

Nell’ambito del progetto del CEL sulle visite alle Città dei Mestieri europee lo scorso anno abbiamo intervistato Olivier Las vergnas, Presidente della Città dei Mestieri di Parigi.

oliviers las vergnas

Ecco a voi il video dell’intervista:

Segnaliamo un bell’articolo pubblicato Martedì 16 Dicembre 2008 su Il Secolo xix

(Cliccare sull’immagine per ingrandire l’articolo)

Tagged with:
 
CEL Tempi Moderni, Coopsse via Celesia 63a rosso GENOVA Tel. 010-869.23.36 FAX. 010-863.21.04 Mail: tempimoderni@fastwebnet.it